Venerdì 3 aprile segna il debutto in libreria e su Amazon di “Il Lato Sbagliato”, il nuovo libro di Alessandro Papini.

Per chi si occupa di web design, SEO e marketing digitale, il nome di Papini è una garanzia di competenza. Analista forense dal 1992, DPO e Presidente dell’Accademia Italiana Privacy, Alessandro ha deciso di non scrivere il solito manuale tecnico, ma un racconto che parte dalle radici stesse della rete per spiegare perché oggi ci troviamo a gestire una complessità così fragile.

In questa intervista esclusiva, esploriamo come la storia del primo PC e la nascita di internet influenzino ancora oggi il modo in cui dobbiamo proteggere i siti dei nostri clienti.

L’Intervista ad Alessandro Papini: perché la storia di internet è il manuale di istruzioni del presente

D: Alessandro Papini, il libro parte da lontano, addirittura dagli anni Sessanta. Perché è importante conoscere la storia di internet per chi oggi vende servizi SEO o siti web?

Perché capire da dove viene una cosa aiuta a capire perché è fatta in quel modo. Internet nasce come progetto militare americano per sopravvivere a un attacco nucleare. Da quel punto di partenza, pieno di paranoia e guerra fredda, è nata la rete che oggi usiamo per i video dei gatti o per l’e-commerce. Questa origine spiega molte delle vulnerabilità strutturali che ancora oggi, nel 2024, non siamo riusciti a risolvere del tutto.

D: Nel libro racconti un aneddoto affascinante sul primo messaggio della storia. Ce lo riassumi?

È il 29 ottobre 1969. Il primo messaggio mai trasmesso doveva essere “LOGIN”, ma arrivò solo “LO”. Il sistema andò in crash dopo due sole lettere . C’è qualcosa di profetico in questo: il primo messaggio della storia di internet è stato un errore. Da allora non abbiamo mai smesso di gestire crash e bug.

D: Tu sei nel settore da quarant’anni. Com’è cambiata la sicurezza informatica da quando proteggevi i primi grandi computer?

È cambiata in modo radicale, ma anche sorprendentemente poco. Negli anni Ottanta proteggevamo un singolo mainframe; oggi dobbiamo proteggere miliardi di dispositivi connessi. Eppure, le vulnerabilità fondamentali sono rimaste ostinatamente le stesse: password deboli, errori umani e fiducia mal riposta. Se internet fosse un martello, sarebbe uno strumento neutro, ma non lo è: registra tutto, vende informazioni e influenza le opinioni .

D: Veniamo al lavoro delle web agency: tracciamento e cookie. Spesso la privacy viene vista solo come un ostacolo alla SEO o al marketing. Cosa rispondi?

Rispondo che privacy e sicurezza sono due discipline distinte che si sovrappongono sempre di più. La privacy è il diritto di controllare i dati, la sicurezza è la protezione tecnica . Molte aziende sono “sicure” tecnicamente ma violano la privacy legalmente, attraverso termini e condizioni che nessuno legge. Un professionista SEO deve capire che la conformità non è burocrazia, ma un pilastro della fiducia dell’utente.

D: Qual è l’errore più comune che vedi nei siti web moderni riguardo ai dati?

La mancanza di “data minimization”. Molte aziende accumulano dati per abitudine, senza una strategia. Ogni dato che non serve è un dato che non ha bisogno di essere protetto. Invece di raccogliere tutto “perché non si sa mai”, dovremmo progettare siti che rispettano l’utente raccogliendo solo l’essenziale. È una scelta di buon senso operativo, oltre che un obbligo GDPR.

D: Il libro contiene anche interviste a hacker reali. C’è un consiglio che le web agency possono “rubare” a chi sta dall’altra parte?

Ho chiesto a un operatore ransomware cosa vorrebbe che un’azienda facesse per proteggere davvero i dati. La sua risposta è stata di una precisione tecnica disarmante: cifratura reale, principio del minimo privilegio e rilevamento in tempo reale. Sentire queste cose da chi per lavoro ruba dati ha un effetto diverso. Ti fa capire che la conformità è l’unica difesa reale che abbiamo.

D: Dove si trova il libro?

Su Amazon e nelle principali librerie. Si chiama “Il Lato Sbagliato”.


Progettare il futuro con la consapevolezza del passato

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